Emilio Isgrò è un artista, poeta, scrittore e autore teatrale italiano, conosciuto soprattutto per aver trasformato la cancellatura in un vero linguaggio artistico. Nato a Barcellona Pozzo di Gotto, in Sicilia, nel 1937, ha sviluppato dagli anni Sessanta una ricerca nella quale parole, immagini, libri ed enciclopedie vengono coperti solo in parte, lasciando emergere nuovi significati.
Il suo lavoro si colloca tra poesia visiva e arte concettuale, ma la produzione di Isgrò non si limita alle arti visive. Nel corso della sua lunga attività ha pubblicato poesie e romanzi, scritto per il teatro e lavorato anche come giornalista.
Chi è Emilio Isgrò
Isgrò nasce nel 1937 a Barcellona Pozzo di Gotto, in provincia di Messina. La sua attività culturale prende inizialmente una direzione letteraria: nel 1956 pubblica la raccolta poetica Fiere del Sud, seguita negli anni successivi da altri lavori.
Lavora inoltre come giornalista. Proprio durante il periodo trascorso al Gazzettino di Venezia, nel 1964, comincia a interrogarsi sul rapporto tra testo, informazione e immagini. Da questa riflessione nascono le prime opere basate sulla cancellatura.
Profilo essenziale
| Informazione | Dato |
|---|---|
| Nome | Emilio Isgrò |
| Anno di nascita | 1937 |
| Luogo di nascita | Barcellona Pozzo di Gotto, Sicilia |
| Attività | Artista, poeta, scrittore, drammaturgo, regista, giornalista |
| Linguaggio artistico più noto | Cancellatura |
| Prime cancellature | 1964 |
| Ambiti artistici | Poesia visiva, arte concettuale, letteratura, teatro |
| Biennale di Venezia | 1972, 1978, 1986 e 1993 |
Emilio Isgrò e la nascita della cancellatura
La cancellatura di Emilio Isgrò non consiste semplicemente nel nascondere un testo. L’artista interviene su libri, enciclopedie, mappe e altri documenti coprendo gran parte delle parole e lasciandone visibili soltanto alcune.
Ciò che rimane acquista così un senso diverso. La cancellazione diventa un modo per creare, selezionare e far riflettere sul potere delle parole.
Le prime cancellature risalgono al 1964. Negli anni successivi Isgrò applica questo procedimento a opere sempre più complesse. Tra gli esempi ricordati dalla Treccani figurano Il Cristo cancellatore e la cancellazione del primo volume dell’Enciclopedia Treccani, realizzata nel 1970.
La cancellatura diventa così il tratto più riconoscibile della sua ricerca e contribuisce al dibattito italiano e internazionale sulla poesia visiva e sull’arte concettuale.
Le opere e la Biennale di Venezia
Il percorso di Isgrò si sviluppa rapidamente oltre l’ambito strettamente letterario. Nel 1972 viene invitato alla Biennale di Venezia, manifestazione alla quale parteciperà nuovamente nel 1978, nel 1986 e nel 1993.
Nel 1977 ottiene inoltre il primo premio alla Biennale di San Paolo. Due anni dopo presenta Chopin, un’installazione composta da quindici pianoforti, alla Rotonda della Besana di Milano.
Nel 1985 il Teatro alla Scala gli commissiona La veglia di Bach, installazione multimediale realizzata in occasione dell’Anno Europeo della Musica. Questi lavori mostrano come Isgrò abbia progressivamente portato il proprio linguaggio fuori dalla semplice pagina stampata, utilizzando installazioni, immagini, musica e grandi spazi espositivi.
Letteratura e teatro
Accanto all’attività nelle arti visive, Emilio Isgrò ha mantenuto un rapporto costante con la scrittura.
Tra le sue opere letterarie vengono ricordate L’avventurosa vita di Emilio Isgrò del 1975, Marta de Rogatiis Johnson del 1977 e il romanzo Polifemo del 1989. Nel 2017 ha pubblicato il testo autobiografico Autocurriculum, mentre nel 2022 è uscita la raccolta di sonetti Sì alla notte.
Importante anche il lavoro teatrale legato a Gibellina. Negli anni Ottanta Isgrò realizza la sua personale riscrittura dell’Orestea di Eschilo: Agamènnuni nel 1983, I Cuèfuri nel 1984 e Villa Eumènidi nel 1985.
Questa produzione evidenzia quanto parola scritta e immagine siano strettamente collegate nella sua ricerca.
Le grandi mostre dedicate a Emilio Isgrò
Nel tempo numerose istituzioni italiane hanno dedicato esposizioni al lavoro di Isgrò.
Nel 2016 una grande antologica coinvolse Palazzo Reale, Gallerie d’Italia e Casa del Manzoni a Milano. Nel 2019 la Fondazione Giorgio Cini di Venezia organizzò un’importante mostra curata da Germano Celant, con lavori dagli anni Sessanta fino alle opere più recenti dell’epoca.
L’esposizione comprendeva le prime cancellature di libri, poesie visuali, opere tratte dall’Enciclopedia Treccani e lavori appartenenti a importanti collezioni pubbliche.
Nel 2021-2022, a Villa Zito di Palermo, la mostra Isgrò Dante e la Sicilia ha invece approfondito il lungo dialogo dell’artista con Dante e con il De vulgari eloquentia.
La Costituzione e le opere di carattere civile
Una parte significativa della produzione più recente di Isgrò affronta temi legati alla memoria, alla storia e alle istituzioni.
Nel 2023 ha realizzato con l’architetto Mario Botta l’opera Non uccidere, presentata in occasione del 75º anniversario dell’entrata in vigore della Costituzione italiana. La presentazione avvenne alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ed è documentata dal Quirinale.
Anche in questi lavori la cancellatura non viene utilizzata semplicemente per eliminare. Diventa piuttosto uno strumento per mettere in evidenza ciò che resta e invitare il pubblico a riflettere sul significato delle parole.
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In breve
Emilio Isgrò ha costruito una carriera nella quale arte visiva, poesia, giornalismo, letteratura e teatro dialogano continuamente.
La cancellatura, iniziata nel 1964, è diventata il suo segno distintivo: non una semplice eliminazione del testo, ma un procedimento creativo che modifica il rapporto tra ciò che viene nascosto e ciò che rimane leggibile.
Dalle prime sperimentazioni sui libri alle partecipazioni alla Biennale di Venezia, dalle opere letterarie alle grandi mostre istituzionali, Isgrò ha sviluppato per oltre sessant’anni una ricerca riconoscibile e strettamente legata al linguaggio e al valore della parola.