Marco Tarchi (Roma, 11 ottobre 1952) è un politologo italiano, professore ordinario di Scienza politica all’Università di Firenze. È uno degli studiosi più citati in Europa quando si parla di populismo, di destra e di organizzazione dei partiti: i suoi libri hanno accompagnato, dagli anni Novanta a oggi, il passaggio dell’Italia dal qualunquismo ai girotondi, dalla Lega di Bossi al Movimento 5 Stelle.
In breve
- Marco Tarchi è nato a Roma l’11 ottobre 1952.
- È professore ordinario di Scienza politica, Teoria politica e Comunicazione politica alla Scuola di Scienze politiche “Cesare Alfieri” dell’Università di Firenze.
- Ha conseguito il dottorato in Scienza politica a Firenze nel 1987; è professore ordinario dal 2001.
- I suoi campi di ricerca sono il populismo, la democrazia, l’organizzazione politica e l’estrema destra.
- Tra i suoi libri: “Esuli in patria” (1995), “L’Italia populista” (2003, aggiornato nel 2014) e “La rivoluzione impossibile” (2010).
La carriera accademica
Dopo il dottorato conseguito all’Università di Firenze nel 1987, Marco Tarchi ha percorso tutti i gradi della carriera accademica nello stesso ateneo: ricercatore e poi professore associato, fino a diventare professore ordinario nel 2001. Nel corso degli anni è stato anche visiting professor in diverse università straniere, tra cui Turku in Finlandia, Santiago e Viña del Mar in Cile e Del Rosario in Colombia, segno di una rete di ricerca decisamente internazionale.
La sua cattedra fiorentina, alla Scuola “Cesare Alfieri”, è da anni un punto di riferimento per chi studia i partiti e i movimenti: Tarchi non è un commentatore televisivo occasionale, ma uno studioso che ha costruito la sua reputazione su ricerche comparative, in particolare sul confronto tra le destre europee e sul fenomeno populista.
I libri: dalla destra italiana al populismo
Il primo filone della produzione di Tarchi riguarda la destra italiana dopo il fascismo. In “Cinquant’anni di nostalgia. La destra italiana dopo il fascismo” (1995) e in “Esuli in patria. I fascisti nell’Italia repubblicana” (1995) ha ricostruito la storia di un mondo politico che, dopo la caduta del regime, ha cercato una collocazione nella Repubblica: un tema che Tarchi ha affrontato da storico delle idee e da politologo, non da militante, e che gli ha dato notorietà anche fuori dall’accademia.
Il secondo filone, quello che lo ha reso celebre, è il populismo. “L’Italia populista. Dal qualunquismo ai girotondi” (il Mulino, 2003), aggiornato nel 2014 fino a Beppe Grillo, legge la storia repubblicana italiana come una lunga successione di appelli al “popolo” contro le élite: dal Fronte dell’Uomo Qualunque di Guglielmo Giannini alla Lega, da Forza Italia al Movimento 5 Stelle. In “La rivoluzione impossibile. Dai Campi Hobbit alla nuova Destra” (2010) ha invece raccontato la stagione della “nuova destra” italiana tra anni Settanta e Ottanta.
Il populismo secondo Tarchi: una mentalità, non solo uno stile
Qui sta il contributo più originale di Tarchi, ed è anche il punto che molti articoli divulgativi trascurano. In un noto saggio sul concetto di populismo, Tarchi sostiene che il populismo non va ridotto né a una “ideologia sottile” né a un semplice stile retorico che qualsiasi leader può indossare. Il populismo, per Tarchi, è piuttosto una mentalità: una visione dell’ordine sociale fondata sulla convinzione che il popolo possieda virtù innate e che la sua volontà debba essere la fonte prima della legittimità politica. È questa mentalità — più che un programma — a spiegare perché movimenti diversissimi tra loro, di destra e di sinistra, possano essere descritti come populisti.
La stessa chiave di lettura si ritrova nei suoi lavori più recenti sul centrodestra italiano: dopo la stagione berlusconiana, sostiene Tarchi, il centrodestra è entrato in un “lungo decennio” di frammentazione, in cui l’elettorato potenziale resta ampio ma le vecchie élite hanno perso credibilità e i nuovi leader non sono riusciti a riunificare la coalizione. Un’analisi pubblicata nel 2018 su “South European Society and Politics” e ancora oggi citata nel dibattito sulla destra europea.
Vita privata: ciò che è stato confermato
Della vita privata di Marco Tarchi non esistono informazioni pubbliche affidabili, e lo studioso non ne ha mai fatto un tema di comunicazione: la sua figura pubblica coincide con quella accademica. Non vanno quindi attribuite a Tarchi relazioni, matrimoni o vicende private che non risultino da sue dichiarazioni o da fonti autorevoli. È bene ricordare anche che Tarchi studia l’estrema destra da decenni, ma è uno studioso, non un esponente politico: la sua attività è accademica e di ricerca.
Domande frequenti
Chi è Marco Tarchi?
È un politologo italiano, professore ordinario all’Università di Firenze, specialista di populismo, democrazia e destra europea.
Che cosa studia Marco Tarchi?
Studia soprattutto il populismo, l’organizzazione dei partiti, la democrazia e l’estrema destra, con particolare attenzione all’Italia e all’Europa.
Qual è l’idea di populismo di Marco Tarchi?
Per Tarchi il populismo è una mentalità: una visione del mondo fondata sulle virtù innate del popolo, e non soltanto un’ideologia o uno stile retorico.
Quali sono i libri principali di Marco Tarchi?
Tra i più noti: “Esuli in patria” (1995), “L’Italia populista” (2003, aggiornato nel 2014), “Il fascismo. Teorie, interpretazioni, modelli” (2003) e “La rivoluzione impossibile” (2010).
Marco Tarchi è un politico?
No: è un professore universitario e uno studioso. Studia i partiti e i movimenti, ma non ricopre incarichi politici.