Walter Bonatti è stato uno dei più grandi alpinisti italiani del Novecento: un bergamasco capace di aprire vie nuove sulle pareti più severe delle Alpi e dell’Himalaya, di ritirarsi a soli 35 anni nel pieno della fama e di reinventarsi come viaggiatore e giornalista. Nato a Bergamo il 22 giugno 1930 e morto a Roma il 13 settembre 2011, ha lasciato un’eredità che va oltre le salite: il suo nome è legato anche a una delle controversie più lunghe e dolorose della storia dell’alpinismo italiano, quella del K2 del 1954.
In breve
- Walter Bonatti nacque a Bergamo il 22 giugno 1930 e morì a Roma il 13 settembre 2011, all’età di 81 anni.
- A 18 anni firmò la quarta salita della parete nord delle Grandes Jorasses; nel 1955 salì in solitaria il pilastro sud-ovest dell’Aiguille du Dru.
- Nel 1958 realizzò la prima salita del Gasherbrum IV, in Karakorum.
- Nel 1965 completò la prima salita invernale in solitaria della parete nord del Cervino, e subito dopo annunciò il ritiro dall’alpinismo professionistico.
- Dopo il ritiro lavorò come reporter di viaggi per la rivista Epoca e scrisse numerosi libri di montagna.
- Nel 2009 ricevette il primo Piolet d’Or alla carriera mai assegnato.
| Nome completo | Walter Bonatti |
|---|---|
| Data di nascita | 22 giugno 1930 |
| Luogo di nascita | Bergamo |
| Data di morte | 13 settembre 2011, Roma |
| Professione | Alpinista, esploratore, giornalista |
| Imprese principali | Aiguille du Dru in solitaria (1955), Gasherbrum IV (1958), Cervino invernale in solitaria (1965) |
Gli esordi sulle Alpi
Bonatti crebbe tra Monza e la Val Seriana, dove la famiglia si era rifugiata durante la Seconda guerra mondiale. A 18 anni, con un’attrezzatura rudimentale, iniziò a scalare nelle Alpi bergamasche e si fece notare quasi subito: la quarta salita della parete nord delle Grandes Jorasses fu il suo biglietto da visita. Il servizio militare nel 6º Reggimento Alpini, tra Dolomiti e Monte Bianco, aggiunse esperienza a un talento già evidente, e nei primi anni Cinquanta era considerato la stella nascente dell’alpinismo italiano.
Il K2 del 1954 e la lunga battaglia per la verità
Nel 1954 Bonatti, ventiquattrenne, fu scelto per la spedizione italiana al K2 guidata da Ardito Desio. Il suo compito, insieme al portatore hunza Amir Mehdi, era portare le bombole di ossigeno al campo finale per la cordata di vetta formata da Lino Lacedelli e Achille Compagnoni. I due trovarono però il campo spostato più in alto del punto concordato e furono costretti a un bivacco all’addiaccio a circa 8.100 metri, senza attrezzatura da bivacco. Entrambi sopravvissero, ma l’episodio segnò Bonatti per sempre: per decenni sostenne che i compagni avessero messo a rischio la sua vita e quella di Mehdi, e dovette lottare a lungo prima che la sua versione dei fatti ottenesse pieno riconoscimento. È questo il capitolo più amaro di una carriera straordinaria, e quello che i lettori italiani conoscono meno nelle sue implicazioni umane: una notte in alta quota che pesò su cinquant’anni di vita.
Le grandi prime: Dru, Gasherbrum IV, Cervino
Dopo il K2, Bonatti firmò una serie di salite destinate a entrare nella storia. Nell’agosto 1955 salì in solitaria una via nuova sul pilastro sud-ovest dell’Aiguille du Dru, nel massiccio del Monte Bianco. Nel 1958 conquistò con Carlo Mauri la prima salita del Gasherbrum IV, una delle cime più difficili del Karakorum. Nel 1965, nell’anno del centenario della prima salita del Cervino, realizzò la prima salita invernale in solitaria della sua parete nord. Subito dopo, a 35 anni e dopo 17 anni di attività, annunciò il ritiro dall’alpinismo professionistico: una scelta che stupì il mondo della montagna, ma che Bonatti non rimpiangerà mai.
Dopo l’addio: viaggi e giornalismo per Epoca
La seconda vita di Bonatti fu quella del reporter e dello scrittore. Per la rivista Epoca viaggiò fuori dalle rotte battute, in Patagonia, in Africa e in Asia, raccontando terre remote con lo stesso sguardo essenziale che aveva portato in parete. Scrisse molti libri di montagna, diventando un punto di riferimento anche come narratore dell’alpinismo. Nel 2009 gli fu assegnato il primo Piolet d’Or alla carriera della storia, il riconoscimento che lo consacrò come uno dei più grandi alpinisti di tutti i tempi.
Vita privata: ciò che è stato confermato
Bonatti morì a Roma il 13 settembre 2011, all’età di 81 anni, per un tumore al pancreas. Accanto a lui, negli ultimi anni, c’era la compagna di vita, l’attrice Rossana Podestà. La sua vita privata è sempre rimasta riservata: le fonti pubbliche documentano con certezza il legame con Podestà e le circostanze della morte, mentre altri dettagli personali non sono stati resi pubblici in forma verificabile e non vanno dati per certi.
Domande frequenti
Perché Walter Bonatti si ritirò a 35 anni?
Bonatti annunciò il ritiro subito dopo la salita invernale in solitaria del Cervino del 1965, dopo 17 anni di attività alpinistica. Non si trattò di un addio alla montagna in sé, ma alla carriera professionistica: da allora si dedicò ai viaggi e al giornalismo.
Che cosa accadde davvero sul K2 nel 1954?
Bonatti e Amir Mehdi portarono l’ossigeno verso il campo finale, ma lo trovarono spostato più in alto del punto concordato e dovettero bivaccare all’aperto a circa 8.100 metri. L’episodio generò una controversia durata decenni sulla responsabilità di quella decisione.
Qual è stata la sua impresa più famosa?
Tra le tante, spiccano la solitaria al Dru del 1955, la prima salita del Gasherbrum IV del 1958 e la prima invernale in solitaria della parete nord del Cervino del 1965: tre salite diverse per ambiente e stile, unite dallo stesso rigore.
Bonatti resta, a oltre un decennio dalla morte, il metro con cui l’alpinismo italiano misura sé stesso: non solo per le vie aperte, ma per aver difeso fino in fondo la propria verità su una montagna che non perdona. Una ricostruzione della sua carriera è disponibile anche in questo profilo dedicato al bergamasco.